Antoine Berberi

Scolpire la memoria fenicia

Dal bronzo al vecchio oro, sessant'anni di creazione tra Beirut e Parigi.

Musei Museo d'Arte Moderna, Yinchuan, Cina·Museo d'Arte Moderna della Città di Parigi
Collezioni pubbliche Carnegie Mellon University, Doha, Qatar·Museo Sursock, Beirut, dal 1967
Monumenti Monumento a San Charbel, Windsor, Ontario, Canada, 1981·Parco Shahinshahi, commissione imperiale, Teheran, Iran, 1975·Statua del Presidente Béchara El-Khoury, Beirut, 2005
Premi Cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere, Francia, 1985·Primo Premio di scultura straniera, ENSBA, Parigi, 1964·Premio del Museo Sursock, Beirut, 1967
Mostre internazionali Salon d'Automne, Grand Palais, Parigi, 1990·Orangerie del Castello di Versailles, Parigi, 1991·Centro Libanese, Città del Messico, Messico, 1976

Opere scelte

Una selezione di opere, dal 1965 a oggi, ordinabili su richiesta.

L'argilla, il fuoco e il mare

Sessant'anni di un'unica ricerca: dare un corpo alla memoria fenicia.

Il bronzo è la sua memoria. L'acciaio, la sua dignità. E il silenzio, la sua lingua più sincera.

Beirut, 1944. Il bambino e il mare

Antoine Berberi nasce di fronte al Mediterraneo, su quella riva che inventò l'alfabeto e le prime vele. Bambino, a Beirut, impara che il mare non è un confine: è un cammino.

Il cammino di Bou Saydoun, primo marinaio delle leggende. Quello di Elissa, principessa di Tiro divenuta regina di Cartagine. Questi racconti li porterà per tutta la vita, finché non darà loro un corpo, una patina, un peso fra le mani.

Première œuvre de jeunesse
Prima opera giovanile, 1963

Parigi. La prova del fuoco

Ha vent'anni quando si aprono per lui, a Parigi, le porte dei Beaux-Arts, nell'atelier di Hubert Yencesse. Lontano dal suo mare, scopre un'altra patria: quella del gesto giusto.

Lì nasce Les Esprits I, un'opera fusa con le proprie mani. Lì si sigilla anche il patto di una vita: custodire la materia sotto il proprio gesto, dal primo giorno all'ultimo. La modellazione, la cera, la colata, la patina: tutto nascerà dai suoi gesti.

Premier prix de sculpture étrangère, ENBA
Primo Premio di scultura straniera, ENSBA, 1964

La mano e la materia

Il fuoco diventa la sua casa. Un mestiere che solo poche mani, nel mondo, praticano ancora per intero, e di cui resta l'unico maestro, dallo schizzo al bronzo finito. Bisogna immaginarlo lì, nel calore del fuoco, in attesa dell'istante in cui il bronzo sposa il vuoto lasciato dalla cera. La sua lega porta un nome di crepuscolo: l'oro antico.

Le sue patine prendono i colori dai paesaggi, verde fiorentino, caramello rossastro, bruno di corteccia. Sotto la luce, quest'oro antico ha un bagliore interiore, quasi segreto. Quando il bronzo tace, parla l'acciaio. Su ogni scheda torna la stessa frase, come un giuramento: fuso dall'artista. Tre parole che dicono tutto: per lui, plasmare la materia è un modo di amare.

Cesellatura del bronzo, atelier di Klayaat

«Non sono uno scultore statico. È proprio per questo che non lavoro né la pietra né il marmo.»

Antoine Berberi, L'Orient-Le Jour, 2003

La bussola fenicia

La Fenicia è per lui una lingua madre, non uno sfondo da antiquario. Ogni sagoma sembra scolpita dall'interno, come se la leggenda avesse preso corpo sotto la sua mano. Elissa si erge per l'ingresso di Tiro, onorata già nel 1970. Il disco alato di Alphabetael fa sbocciare le lettere.

La trireme del Primo Marinaio, quella «Tradfat» battezzata dal poeta Saïd Akl, gonfia le sue vele di bronzo. Berythe, Damo, Mirdia: nomi ritrovati, restituiti al mondo come luce a volti sepolti. Opera dopo opera, lo stesso gesto ricomincia: salpare, tramandare, rinascere.

Au Premier Marin et l'Alphabet
Au Premier Marin et l'Alphabet, 1998

«Mi interessa la vita umana nel suo lato spirituale e nel suo lato narrativo», confiderà un giorno. Il racconto e il respiro, la storia e l'anima: è forse qui la sua vera rarità, ancor più che nella materia. Profondamente legato al suo paese, ne ha fatto un linguaggio universale. Il coraggio, la libertà, talvolta l'esilio: sempre con quel pudore dei grandi artisti, che suggeriscono più di quanto impongano.

Scolpire il Libano

Il suo paese lo ha scolpito nella gloria come nella ferita. La sua arte è nata dal caos di una guerra civile per la quale dirà di aver sofferto enormemente. Da allora, sceglie di erigere la memoria invece di vederla svanire: la statua del Presidente Bechara El-Khoury veglia su Beirut, mentre i memoriali di Ghazir e Chartoun custodiscono i nomi degli scomparsi.

Già in piena guerra, La Domanda di Pace si era eretta come una preghiera d'acciaio. Poi venne Rivoluzione, terminata poche settimane prima del 4 agosto 2020, e le maschere del Blast, volti di sgomento fusi nel bronzo. In cima a tutto, un sogno ancora da compiere: Il Cedro della Libertà, una fontana alla base, come simbolo di vita.

Le Cèdre de la Liberté
Mémorial « Le Cèdre de la Liberté », 2003

Ogni monumento resta radicato nella sua terra. Ma il suo nome viaggia. Decennio dopo decennio, viene scoperto più lontano, finché il mondo intero viene a cercare i suoi bronzi.

Il mondo come orizzonte

Le sue opere hanno attraversato i mari, come le vele dei suoi antenati fenici. Quattro continenti le accolgono. La rotta resta la stessa dal primo giorno: fare del Libano una promessa viva.

Superati gli ottant'anni, nell'atelier di Klayaat, la colata continua. Il fuoco, quello, resta vivo.

Fersan El-Yam
Fersan El-Yam, Les Chevaucheurs de la Mer, 2024

La scultura, in Antoine Berberi, è un respiro prima di essere un oggetto: un incontro silenzioso dove la materia diventa emozione, dove lo sguardo del creatore incontra quello del visitatore.

Oggi, nel suo atelier, Antoine Berberi continua a scolpire. Ogni nuova opera porta la stessa convinzione, cara ai grandi maestri: l'arte vera si sente prima di vedersi, abita la memoria e lascia, nel presente come nel futuro, l'impronta discreta e profonda della bellezza.

Genesi di un bronzo

Genesi del Violoncellista: un musicista al contrabbasso, colto passo dopo passo dall'obiettivo. Lo stampo ancora caldo, la colata, l'assemblaggio, il decapaggio, la doratura a foglia: ogni fase resta sotto il suo sguardo, dal primo gesto all'ultimo. Questo controllo totale dà a ogni bronzo la sua parte di irripetibile.

La colata del bronzo, atelier di Klayaat

"Il vuoto e il pieno invadono i ritmi delle nostre vite."
Antoine Berberi

Antoine Berberi

Gli inizi, 1944-1962

Antoine Berberi nasce a Beirut il 5 luglio 1944. Fin da bambino scopre presto la sua vocazione: compra la sua prima argilla e scolpisce, in due ore e senza lezioni né modello, il volto di suo padre.

Prosegue la sua formazione presso lo scultore Youssef Ghossoub, poi all'Accademia Libanese di Belle Arti, dove è l'unico allievo scultore della sua promozione, formato in particolare da Zaven Hadichian, Nicolas Nammar e Nadia Saïkali.

Parigi, 1962-1967

Una borsa di studio del ministero libanese dell'Istruzione e delle Belle Arti lo invia all'École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, nell'atelier di Hubert Yencesse, restauratore capo dei monumenti di Francia, che lo associa ai lavori di restauro dell'Arco di Trionfo. Già nel 1963 ottiene la Prima menzione di scultura per Les Esprits I, opera fondatrice fusa con le sue stesse mani, seguita l'anno successivo dal Primo Premio di scultura straniera della scuola.

Si forma anche nella scultura monumentale presso Gérard Ramon, partecipando con lui a diverse sculture per la città di Villepreux, in Francia. Nel 1965 viene ammesso alla Federazione francese delle Società di Arti Grafiche e Plastiche ed espone per la prima volta al Musée d'Art Moderne della Città di Parigi.

Il ritorno e la fonderia, 1967-1980

Tornato in Libano nel 1967, fonda a Dbayeh la sua propria fonderia d'arte, dove fonde personalmente i suoi bronzi a cera persa secondo una lega « vecchio oro » da lui stesso messa a punto. Lo stesso anno riceve il Premio del Museo Sursock. Dal 1967 al 1975 insegna scultura, disegno e anatomia artistica all'Accademia Libanese di Belle Arti. Questi anni di fonderia vedono nascere anche gli scivoli monumentali del Parco Internazionale di Beirut, nel 1969, seguiti dai busti del vescovo Antonios Bachir e del presidente Fouad Chéhab.

Nel 1970, la sua scultura di Elissa, principessa di Tiro, gli vale il Premio del Rotary Club di Beirut. Nel 1973, il Premio Saïd Akl celebra il suo memoriale al tenente Samir Chartouni, caduto per la giustizia. Nel 1975, una commissione imperiale lo porta a Teheran: quattro sculture monumentali in acciaio per il parco Shahinshahi, L'Industria e lo Sviluppo, La Foresta, L'Acqua simbolo della Vita e Gloria all'Uomo e al Cavallo. L'Attachement à la Terre, a Ghazir, chiude nel 1977 questo primo decennio di commissioni pubbliche.

Riconoscimento, 1980-1999

A partire dal 1979, i suoi monumenti assumono una dimensione nazionale, poi internazionale: La Domanda di Pace si erge a Meyrouba, il Monumento a San Charbel, in acciaio inossidabile, raggiunge nel 1981 la comunità libanese di Windsor, in Ontario, e il Milite Ignoto si erge ad Aoukar nel 1986. Nel 1985 apre a Jounieh la sua prima sala d'esposizione permanente, accanto alla moglie Irène, pianista concertista. Lo stesso anno, il ministro della Cultura francese Jack Lang lo nomina Cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere.

Tra il 1990 e il 1993 espone a Parigi, al Salon d'Automne del Grand Palais e poi all'Orangerie del Castello di Versailles, mentre scolpisce, per la Grande Loge de France, i busti dei suoi dignitari Richard Dupuis e poi Guy Piau. Espone le sue opere in mostre personali alla Galerie Melki (1992) e alla Galerie Furstenberg (1996), Parigi. Nel 1995, su iniziativa del primo ministro Rafic Hariri, la sua statua monumentale di Rachid Karamé viene eretta a Beirut, interamente fusa nel suo atelier di Dbayeh.

Il nuovo secolo

Nel 2000, la stampa lo descrive come « un resistente nella sua fonderia d'arte », uno degli ultimi a padroneggiare da solo l'intera catena del bronzo. Nel 2001, su raccomandazione di Rafic Hariri, intraprende la statua monumentale del Presidente Béchara El-Khoury, inaugurata nel 2005.

Nel 2004 presenta al Salon d'Automne il gesso diretto del suo progetto di statua dei Martiri a forma di cedro, che porta alla base una fontana simbolo di vita; l'anno successivo, allo stesso Salon, svela il busto del poeta Saïd Akl, Principe del Libano. Nel 2006, una retrospettiva di oltre settanta opere, « Regard sur mon œuvre », gli viene dedicata alla Galerie Surface Libre, a Jal el-Dib. Nel 2009 fonde in bronzo, a cera persa, una nuova versione del monumento al tenente Samir Chartouni, inaugurata a Chartoun trentasei anni dopo il primo omaggio.

Oggi

Nel 2011, il busto del generale Khalil Kenaan entra a far parte del Club degli Ufficiali di Yarzeh. L'anno successivo fonda a Klayaat, nel Keserouan, un nuovo atelier d'arte monumentale dotato di una fonderia a cera persa. Le sue opere entrano a far parte di collezioni pubbliche e private su quattro continenti, dal Museo d'Arte Moderna di Yinchuan, in Cina, alla Carnegie Mellon University di Doha.

Dopo la tragedia del 4 agosto 2020, scolpisce Rivoluzione e le maschere del Blast. Oggi vive e lavora nel suo atelier di Klayaat, dove la fusione del bronzo prosegue.

Premi e Onorificenze

◆École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, Prima menzione di scultura (1963) · Primo Premio di scultura straniera (1964)
◆Premio del Museo Sursock (1967) · Premio del Rotary di Beirut (1970) · Premio Saïd Akl (1973)
◆Cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere, Francia (1985)
◆Monumenti pubblici: Libano, Iran, Canada, Qatar, Cina
◆Collezioni: Museo d'Arte Moderna di Yinchuan (Cina), Carnegie Mellon University (Doha)

Mostre principali

◆Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris (1965) · Cité Universitaire e Galerie Antoinette Mondon, Parigi (1967)
◆Socio espositore, Salon d'Automne, Museo Sursock, Beirut (dal 1967)
◆Centre Libanais, Città del Messico (1976) · Grand Palais poi Orangerie del Castello di Versailles, Parigi (1990-1991)
◆Galerie Melki (1992) e Galerie Furstenberg (1996), Parigi
◆Simposio internazionale di Baakline (2001) · Atelier e fonderia a porte aperte, Mafrak Aoukar (2003)
◆Palazzo dell'UNESCO, Beirut (2014, 2016)
1944Nascita a Beirut
1963Beaux-Arts di Parigi, Prima menzione di scultura
1967Premio del Museo Sursock · fonda la sua fonderia a Dbayeh
1970Elissa, Premio del Rotary di Beirut
1977L'Attachement à la Terre, suo primo monumento pubblico, a Ghazir
1979La Domanda di Pace, a Meyrouba
1985Cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere (Francia)
2005Statua del Presidente Bechara El-Khoury, Beirut
2012Fonda il suo atelier di Klayaat
2015Museo d'Arte Moderna di Yinchuan, Cina
2020Le maschere del Blast
2024Fersan El-Yam, i Cavalieri del Mare

Rassegna stampa

Quattro decenni di articoli dedicati ad Antoine Berberi, dalla stampa libanese e francese.

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AtelierKlayaat, Monte Libano · Parigi